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   Il poema di Lero

Una rara ed originale testimonianza in versi sulla Battaglia di Leros

[in occasione dell’82° anniversario della conclusione della battaglia]

L’evento

Organizzata con la collaborazione del museo privato Deposito di guerra nel contesto dell’iniziativa I mercoledì culturali della Biblioteca, si è svolta il 16 novembre 2025 presso i locali della Biblioteca Comunale di Platanos (Leros – GR) una manifestazione in occasione dell’82° anniversario della conclusione della Battaglia di Leros.
Alla presenza del Presidente della Commissione Culturale Municipale Frosso Tzanoudaki e di un attento pubblico di appassionati di storia locale, prendendo spunto dalla rarissima prima edizione dell’opera messa a disposizione dal collezionista e ricercatore Nikos Kafentzis, sono stati ricordati eventi, luoghi e personaggi della strenua difesa dell’isola ad opera della guarnigione italiana nel corso della Battaglia di Leros.
Alla lettura nel testo originale di ciascuno dei dieci brani selezionati dal S.G. curatore dell’evento, sono seguiti la traduzione in greco dei versi recitati da Fany Ioanidou della locale Filodrammatica, e un breve cenno all’evento storico a cui il brano faceva riferimento illustrato da Nikos Kafentzis con la relativa documentazione iconografica, presentata con la collaborazione tecnica di Markos Spanos, attivo membro del Comitato Esecutivo AIAL.
Completava l’esposizione orale ed iconografica una rassegna di uniformi, armi ed oggetti inerenti al tema messi a disposizione per l’evento dal museo Deposito di guerra e curata da Thanasis Paraponiaris, che rendeva la commemorazione dell’anniversario particolarmente vivida per gli intervenuti.
La manifestazione si è conclusa come di consueto con un piccolo rinfresco offerto dall’Associazione nella terrazza della Biblioteca per offrire l’opportunità di proseguire più convivialmente gli scambi di opinioni e informazioni già iniziato in sala al termine dell’esposizione, a dimostrazione del sempre crescente interesse nei confronti degli eventi storici di cui è particolarmente ricca l’isola.

L’opera

Il poema, in versi liberi ed in lingua particolarmente ricercata e stile “dannunziano”, con frequente uso di figure retoriche e forme grammaticali desuete per l’epoca, intende rendere omaggio ai combattenti italiani del presidio dell’isola che si trovarono dopo l’armistizio a difendere quello che sentivano come un lembo della Patria.
Contrariamente alle truppe inglesi e tedesche, che anch’esse avevano motivazioni patriottiche ma si trovavano su un territorio da occupare in ambedue casi per motivi esclusivamente strategici, le truppe italiane erano invece generalmente molto affezionate all’isola, come ampiamente testimoniato da numerosii racconti di reduci, ed in maniera struggente dai versi del poema.
L’opera, dedicata alla memoria del CA Mascherpa quale Comandante della Piazzaforte, e preceduta da una “Lettera proemiale” al CV Luigi Re, a capo del Comando Difesa a cui era assegnato l’autore, si svolge dalla sopresa dell’armistizio alla capitolazione dell’isola, narrando in maniera appassionata e spesso sotto poetica metafora i principali avvenimenti bellici e dedicando ampio spazio ai decorati di MOVM.
Il volume, pubblicato a Napoli per i tipi dalla casa editrice Ala nel 1952, ha avuto una seconda edizione nel 1969 per il 25° aniversario della Battaglia di Leros a cura della casa editrice F.lli Cafieri di Napoli.
Le xilografie che impreziosiscono il volume sono realizzate da Bruno da Osimo (pseudonimo di Bruno Marsili, 1888-1962)

L’autore

Ritratto ad opera di V. Meconio con dedica al poeta R. Filippelli

Umberto Galeota (Napoli, 1892-1975)

Poeta, molto legato al mondo culturale partenopeo a cavallo della 2GM, lascia una vasta produzione letteraria a stampa ben apprezzata dall’ambiente letterario a lui contemporaneo.
Renato Filippelli (1936-2010) racconta del salotto letterario tenuto dal Galeota all’Arenella e della sua “sensibilità trepida e reattiva, tipicamente napoletana”.
Gaetano Capasso (1927-1998) ne descrive la “poesia senza aggettivi, lucente, palpitante, che parla al cuore e ti illumina la mente” e lo descrive “testimone di una generazione, ch’or più non palpita”.
Paolo Orano (1875-1945) parla delle sue ”immagini, bene spesso alate della sua emozione lirica” e Giovanni De Caro, distinto cantore del vecchio mondo napoletano, lo descrive come “italiano di alte virtù, poeta civile e lirico”. Alberto Schettini (1874-1960), in una recensione del 1949, parla di ”poesia trasparente di una nativa aristocratica delicatezza, di effusa e sostenuta musicalità”.

Prese parte alla 1GM e venne richiamato nella 2GM con il grado di Capitano di Artiglieria tovandosi a fare parte del Comando Difesa della Piazzaforte durante la Battaglia di Leros. Fatto prigioniero al termine di questa, trascorse il rimanente periodo di guerra in campi di internamento IMI. Fu poi decorato di medaglia d’argento al valor militare (cfr G.U. 7.12.1948 in Bibliografia Online).

I brani scelti e gli eventi, luoghi e personaggi evocati
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A futura memoria ed a beneficio di eventuali interessati che non avessero avuto l’opportunità di assistere di persona all’evento, ricostruiamo qui di seguito lo spirito della manifestazione, con i brani del poema scelti  in funzione dell’espressività poetica e dello spunto storico (approfondito in questa sede) che potevano offrire per illustrare i punti salienti dell’epopea della guarnigione italiana del presidio: dall’8 settembre ed alla resa agli anglo-americani e parallela inversione del fronte, al 16 novembre 1943 ed alla capitolazione della piazzaforte, che la rievocazione intende commemorare.
Riteniamo che l’appassionato stile poetico dell’Autore riveli un indiscusso valore letterario intrinsco, esaltato dai fatti storici a cui allude specie per chi ne ha già sia pure sommaria conoscenza, e ci auguriamo possa costituire uno stimolo ad approfondirla per chi ne venga a conoscenza per la prima volta.

Riportiamo a latere le scannerizzazioni del volume originale relative ai brani selezionati.

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Brani selezionati

AL CAPITANO DI VASCELLO LUIGI RE
COMANDANTE DELLA “DIFESA” DI LERO

Mio Comandante,       

eccoTi il Poema di Lero, sorto dal mio animo in un momento nel quale -  diradate le perplessità e le oscure potenze della reticenza - mi è piaciuto cogliere le ridestate vibrazioni del cuore più che i maliosi richiami dell'Arte. Esso è, perciò, il documento della mia fedeltà ai ricordi della  battaglia sublime in cui ebbi la ventura di essere agli ordini Tuoi.

Spunti storici evocati

Cagliari, 1897-1969.

Ingegniere e ufficiale di carriera nella MM, pluridecorato, reduce della 1GM, era Capitano di Fregata nel 1943 e comandante della Difesa. Inviato in campo di concentramento IMI alla caduta dell’isola, si occupò con particolare vigore dei compagni di prigionia e della difesa e sostegno dei più deboli tra essi anche dopo il rilascio ed il rimpatrio, mantenendone vivo uno spirito di coesione e solidarietà.

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Il Comando Difesa era alloggiato presso la Caserma Marinai (oggi “Poseidonio”) sul lungomare di Gonià, colpito da una bomba e demolito ad una estremità del piano superiore (ridimenzionato nella ricostruzione postbellica rispetto al disegno originale). Edificio-simbolo durante la Battaglia, ne ebbe danneggiata la base dell’asta portabandiera, ed ad essa si allude ripetutamente nel poema quale emblema della sovranità nazionale.

Dal Comando Difesa dipendevano: le ostruzioni antisbarco delle spiagge e antisommergibile delle baie; i campi di mine galleggianti ed il dragaggio delle rotte di accesso; il Distaccamento di Partheni con le officine di assemblaggio ed i depositi per mine galleggianti e reti antisom; i depositi munizioni di Merikia, Ag.Spiridonas e Klidi; il Comando Dicat-Fam e attraverso questo tutte le batterie ed i Nuclei Mitraglieri.

Anima, vola in alto  rivestita
di musica e luce. Il Tempo è preso
al laccio ed è strozzato. Dentro il cuore
spenta non s’è la romba dei cannoni
puntati al cielo, incurvi verso il mare,
dentro l'isola emersa dall'Egeo
in giorni di tempesta. Essa nel coro
delle Sporadi è assisa cinta d’armi,
rivestita di nuvole e di sole
nell’alternato correre dei venti.
...
Oh, il silenzio del cosmo nella notte!

Che splendore è nel cielo di velluto!
...
Leros pare sogni, e vigila

con le scolte a corona
nella corona proiettata a fasci
lunghi di luce dei potenti fari.

 

A Portolago, la “Legnano” è in veglia
presso la casa dove l'Ammiraglio
tiene la guerra nel suo chiuso cuore.

Posamine con compiti anche di dragaggio e di rappresentanza della classe Ostia, varata nel 1927, 62mt e 850t, era armata con 2 cannoni da 102mm ed uno antiaereo da 76mm affiancato da mitragliere per il tiro ravvicinato, e sviluppava 15 nodi. Imbarcava 66 uomini di equipaggio e 5 ufficiali.  Di stanza nel dodecaneso dal 1934, era a Leros all’8 settembre come “avviso scorta” del Delegato di Governo CV Mascherpa. Colpita nel corso di un bombardamento da uno Stukas JU87, affondava nella baia di Portolago il 5 ottobre 1943.

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Faceva parte delle forze navali assegnate alla Base Navale di Lero che comprendevano ben 66 unità tra maggiori e minori, ausiliarie e da combattimento (43 presenti all’8 settembre):

- 4° squadriglia Cacciatorpediniere, con 4 C/T (di cui solo l’Euro presente all’8 settembre);
- 5° gruppo Sommergibili, con 4 Smg (di cui nessuno presente all’8 settembre);
- 3° flottiglia MAS, con 4 squadriglie e in totale 11 MAS e 5 MS (dei quali 8 presenti all’8 settembre);
- 14° gruppo antisom, con 2 Torpediniere (di cui nessuna presente all’8 settembre);

- 39° flottiglia dragaggio con 4 squadriglie e un totale di 17 Dragamine (di cui 11 presenti all’8 settembre, tra essi il Porto di Roma);

Naviglio ausiliario:

- Nave appoggio Volta (colpita da motovedetta inglese e poi affondata a Lipsi il 7.10.43);

- 2 Posamine (la Legnano e la gemella Azio);

- 8 Piroscafi (tra cui la nave frigorifero Ivorea);

- 3 Motozattere;

- 3 Rimorchiatori;

- 3 Navi cisterne;

- 3 Motovelieri (cd caicchi);
- Numeroso altro naviglio minore.

I Nuclei arditissimi, serrati
sono alle armi e con il fermo ciglio
affisano l'avversa ombra che scende
con mortale disegno e la disperdono.

Monte Patella non ha che quell’armi

in mano a pochi: intrepida pattuglia

nel coro immenso delle cannonate.

...

L'ospedale è un ammasso di crollate

mura e maceria di corsie  e pietre

d’impietrato dolore, sulle quali

passa, sorella agli angeli guerrieri,

Speranza Morelli, madre e suora,

con le mani che recano le bende

ai feriti morenti,

con la voce che chiama a testimonio

il Cristo per il sangue che redense

l'Uomo, perchè redima questo sangue

sgorgato dal profondo

cuore d'Italia...

 

                     In cima alla “Difesa”

sventola il tricolore, alto nel sole!

Nella seconda metà degli anni ‘20 il potenziamento delle istallazioni aeronavali attorno i golfi di Lakki (la base navale di Gonià, l’idroscalo di Lepida, l’arsenale di Sangiorgio, i depositi di Merikià) e di Porto Rina (assemblaggio e deposito mine e sbarramenti antisom nel Distaccamento di Partheni) rende necessaria la loro difesa con la parallela costituzione di una rete di postazioni di artiglieria navale e contraerea sulle alture circostanti.
Ovviamente queste vanno coordinate, ed a capo dei tre comandi di zona navali e dei tre contraerei in cui sono ripartite le 24 batterie ed i 14 Nuclei Mitraglieri, viene costituito a Monte Patella un comando DICAT-FAM (DIfesa ContrAerea Territoriale e Fronte A Mare).
La sua funzione è, in direzione centripeta, di raccogliere le segnalazioni provenienti dai punti di osservazione (sia ottici che acustici: erano in funzione 8 aerofoni strumentali) sparsi su tutta l’isola presso le batterie ed in posti di vedetta dislocati anche nelle isole circostanti.
Completavano gli osservatori una rete di 17 fotoelettriche (alcune delle quali fono-assistite), dislocate solitamente a distanza di sicurezza dalle batterie, in quanto rappresentavano ovviamente una facile sorgente di identificazione. Gli avvistamenti aero-navali venivano poi confrontati con le informazioni provenienti dal Quartier Generale di Lakki, per identificare gli avvistamenti in avvicinamento e decidere le opportune azioni di neutralizzazione nell’eventualità di classificazione ostile della segnalazione.
Partivano così gli ordini di fuoco per le batterie con le relative istruzioni, mentre ogni batteria aveva la sua autonoma centrale di tiro per le determinazioni di alzo, azimut (e regolazione spoletta per le munizioni antiaeree) con cui avrebbe fatto fuoco ogni pezzo. Le comunicazioni in ambedue i sensi erano effettuate di regola tramite telefono, le cui linee erano per la maggior parte non interrate, facili da collocare e manutenzionare ma anche facilmente vulnerabili, ed in via alternativa con radiotelefoni da campo e segnalazioni ottiche.
Accanto alle istallazioni logistiche e di sussistenza (alloggiamenti ufficiali, alloggiamenti sottufficiali e comuni, cucina, serbatoio acqua, lavatoio) si trovano le istallazioni propriamente tecniche e tattiche.
Queste sono rappresentate anzitutto dal bunker di comando, interrato e rinforzato da 2 metri di calcestruzzo, dotato di accesso antigas con doppie porte e camera intermedia, cabine telefoniche insonorizzate per gli operatori delle due sezioni di comando (navale e contraerea), una stazione radiotelegrafica, ed un secondo accesso antigas in comunicazione con l’osservatorio. Di quest’ultima struttura rimane il corpo esagonale e l’ingresso esterno, mentre la copertura della sala di osservazione a 360° è crollata per cedimento dei sostegni perchè dinamitata nel corso dell’occupazione inglese 1945-47.
Attorno al bunker di comando erano dislocate le piazzuole delle mitragliatrici per la difesa antiaerea ravvicinata, il deposito munizioni, il nebbiogeno, la fotoelettrica, il gruppo elettrogeno, la postazione aerofonica in buca parabolica e quella strutturale (cd Muro d’ascolto) con aerofono satellite sulla terrazza delimitata dai settori di ascolto in muratura.
Quando comincia l’ammoino (come con colorita espressione lo chiama lui stesso nel libro Lero) del 26 settembre 1943, il CF Virgilio Spigai viene assegnato al comando della DICAT-FAM.

                     In cima alla “Difesa”

sventola il tricolore, alto nel sole!


Novembre: ultimi aneliti di Lero.

Nessuno è stanco del combattimento.

I marinai non sanno cosa sia

il ristoro del sonno. Il pane è magroo?

Magri sono i proiettili. Scarniti

 si fanno i volti? Più scarnito è il volto

dell'Ammiraglio. Scema l’uragano

dal basso, più gagliardo è  quello del cielo.

La minaccia nemica è fatta nembo

di forsche torme. Avanzano dal mare

gli stormi degli aerei, quasi bassi.

Scendono tra Parteni e Maraviglia,

 bianchi fiotti oscillanti in mezzo all'aria,

paracadute... .

L'allarme suona ovunque disperato.

...

Tutta l’ isola ha un fremito: veemenza,

ardire, sacrificio,impeto, gloria...

Tuona monte Skoumbarda, baluardo

dei ferrei cuori; tuonan monte Clidi,

 monte Zuncona, monte Maraviglia,

monte Tortora, mentre dalle valli

sorgono con veloce rabbia raffiche

di mitragliere. Ma la pioggia umana

cade a  grandine fitta e presso i lidi

tutto il mare si popola di navi.

Il calvario dell’isola, che aveva goduto della relativa lontananza del settore egeo dai fronti di guerra più attivi, specie dopo l’apparente rinunzia degli inglesi alla conquista del Dodecanneso tentata agli inizi del conflitto, inizia all’8 settembre 1943 con l’allineamento del Comando Marina Lero (da cui dipendevano le isole del nord dell’arcipelago, da Kalymnos e Astipalea a Patmos e Lipsi) operato senza esitazioni da Mascherpa sulle posizioni di resa e di inversione di fronte di Badoglio. Per concludersi il 16 novembre 1943 con la resa del Gen. Tilney, e conseguente ordine di cessate il fuoco da parte di Mascherpa, alla conquista della piazzaforte che assicura alla Germania il dominio dell’Egeo.

A partire dal 26 settembre l’isola fu sottoposta ad  una serie ininterrotta di bombardamenti che culminarono il 12 novembre con lo sbarco di truppe tedesche (Operazione Taifun) sia via mare che  paracadutate ed i cinque giorni della Battaglia di Leros.

Dove più svampa la rovina più

fiammeggiano i cuori, dove più

si muore più risplende nel valore

la gente:

o Capitano Werther Cacciatori

da Carrara ferrigna,i tuoi cannoni

sono senza più vita, ma tu sai

 che la piccola terra che difendi

non è che un lembo della Patria grande.

...

Cannonieri non più, ma fanti sono

assottigliati dal combattimento.

Tu sei tra vita e morte, e innanzi all’anima

i tuoi monti apuani alzan le vette

dentro l’istesso sole. Oh, li vedi,

augusti testimoni al tuo valore

ardenti e vivi come i marinai

che lanci al contrassalto,

tu in testa, col virile braccio tronco,

con dentro agli occhi l’anima raggiante...

 

                     In cima alla “Difesa”

sventola il tricolore, alto nel sole!

Carrara, 1912-1990.

Dopo il Corso Uff.Cpl, assegnato come sottotenente a un reggimento di artiglieria costiera, viene congedato nel 1933. Richiamato in Sardegna e successivamente a Palmarola (SP), viene promosso capitano e inviato a Leros nel maggio 1943. Al comando della batteria PL-127 di Merovigli, si distingue per irruenza e disponibilità all’azione personale nel corso dei bombardamenti prima e della battaglia dopo. Durante l’assalto finale del 16 novembre ed i combattimenti corpo a corpo per la difesa delle singole piazzole dei cannoni con gli ultimi uomini rimasti, viene ferito al capo da un proiettile (perchè privo di elmetto portatogli via da una scheggia di bomba) e colpito gravemente al braccio da una bomba a mano. Medicato provvisoriamente sul posto, viene avviato alla vicina infermeria del Pirgo Belleni di Alinda e durante il percorso in barella viene mitragliato da un aereo (e protetto dall’attendente col suo corpo) e fermato da un ufficiale tedesco che però lo lascia proseguire. Viene poi amputato presso l’ospedale della Base Navale a Gonià e quindi imbarcato sulla Nave Ospedale Gradisca, che viene fermata da due C/T inglesi e dirottata a Brindisi. Per l’eroico comportamento gli venne conferita la medaglia d’oro al valor militare.

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La batteria mista PL-127 di Merovigli, a doppio impiego antiaereo ed antisbarco (navale ravvicinata), sede del comando Gruppo Antiaereo Centro. Inizialmente dotata dei poliedrici Ansaldo 76/40 con la denominazione di PL-763, fu rinominata durante la guerra in PL-127 e dotata dei modernissimi Ansaldo 90/53. Era armata con 6 piazzuole con relative riservette e due stazioni di tiro, e con due postazioni di mitragliatrici monocanna Breda da 13,5mm e da 20mm. Era inoltre dotata di Comando Tattico in caverna con relativo osservatorio, utilizzato durante la Battaglia di Leros come sede del Comando delle truppe inglesi, luogo della resa del Gen. Tilney e teatro di atti di eroismo delle truppe italiane di servizio alle artiglierie.

O Corrado Spagnolo, or tu difendi
non l’effimero sogno che la sorte

concede a chi nel giovanile ardore
segue fantasmi in clamide dorata,
ma difendi il tuo credo confessato
apertamente innanzi ai servi e ai vili,

qui, dove Lero serra in sua custodia
tutta la gloria della Patria antica.

Lo difendi con l'impeto del cuore,
con la forza del braccio, con lo slancio
dei tuoi vent'anni, intrepido e sereno.
...

Or tu cadi ferito, e ancor grondante
sangue vermiglio innanzi ai marinai
balzi superbo e bello...
Aiace? o Achille? o Ettore? o Milziade?
Favole. Reggi nel ben fermo pugno
lo stendardo invisibile d'Italia
che ti ravvolge, folgorante nembo,
il folgorato cuore.

 

                     In cima alla “Difesa”

sventola il tricolore, alto nel sole!

Monza, 1922 – Leros, 1943

Conseguita la maturità scientifica a Firenze, si iscrive alla facoltà di ingegneria di Bologna. Chiamato alle armi per obblighi di leva, frequenta il corso allievi ufficiali cpl alla Scuola di Artiglieria di Bra, viene nominato sottotenente e nel 1942 assegnato a Leros presso la Batteria navale Lago. Al momento dello sbarco tedesco alle pendici del monte Apitiki il 12 novembre, riconquista alla testa del plotone di difesa terrestre della batteria la piazzuola del cannone n° 3 (occupata all’alba dai tedeschi assieme a quella del cannone n° 4, situate alle quote inferiori) rimanendo ferito, ma viene sopraffatto e deve ripiegare sulle posizioni delle piazzuole 2 e 1, poste a quote superiori; la riprende ancora, rimanendo nuovamente ferito, con il supporto di un plotone di rinforzo della difesa terrestre del Castello. Il combattimento a distanza ravvicinata prosegue con alterne fasi di perdita e riconquista della piazzola 3, per attestarsi verso mezzogiorno tra i pezzi 2 e 3, ma nel furioso combattimento il S.Ten. Spagnolo viene raggiunto da una raffica di mitragliatrice e trasportato in gravi condizioni all’infermeria di Portolago dove decedeva.

Alla memoria viene concessa decorazione con MOVM e laurea honoris causa dall’Università di Bologna.

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La batteria navale Lago a quota 183, la prima ad essere costituita nel 1925, viene installata sulla vetta di monte Apitiki con 4 cannoni da 120/45 e una mitragliatrice binata da 13mm per la difesa antiaera ravvicinata. Era equipaggiata con direzione di tiro blindata e telemetro. All’8 settembre era comandata dal Cap. Art. Nasti (che era a capo del Comando Gruppo Navale Est) con il S. Ten. Art. Spagnolo in sottordine e 67 uomini della Marina addetti al tiro ed alla difesa terrestre. Dopo gli accaniti combattimenti, protrattisi ininterrottamente dallo sbarco all’alba del 12 novembre e mentre le postazioni 1 e 2 continuavano il tiro navale, veniva definitivamente conquistata dalle truppe tedesche a mezzogiorno del 13.

Tu, Pietro Cavazzale, ardito figlio
della paziente Cuneo, marinaio
esperto
dei congegni meccanici del Tiro,
ora il tuo compito è finito,
ché distrutto è il tuo posto.

Il nemico è battuto dalle salve
con alzo a  zero. Ferito è un servente?
e tu servente
ti fai. Racchiudi l’animo tra i denti,
e ti pare che il rischio altro non sia
che gioco senz’amore e senza morte.
..
L’arma inciampa. Afferri con romano
gesto la baionetta

ed atterri il nemico che t’ uccide...

 

                     In cima alla “Difesa”

sventola il tricolore, alto nel sole!

Cuneo, 1922 – Leros, 1943

Frequenta la scuola industriale inferiore prima e, dopo l’arruolameneto in Marina, le scuole CREM di La Spezia nella specialità Elettricista. Destinato alla Base Navale di Leros nel 1942, viene assegnato alla Batteria mista PL-127 di Merovigli presso la Centrale di Tiro. Nel corso della Battaglia di Leros, essendo stata messa fuori uso da un bombardamento la sua stazione di tiro, si offriva volontario per sostituire un servente al pezzo, ferito. Il 16 novembre fa parte degli ultimi uomini rimasti che lottano corpo a corpo al comando del Cap. Cacciatori per contrastare l’avanzata nemica che conquista le postazioni dei cannoni una dopo l’altra in direzione del Comando Tattico. Trovatosi a fianco del Comandante gravemente ferito ad un braccio, lo difende da un Ufficiale tedesco che stava per colpirlo, uccidendolo con un affondo della baionetta del fucile ormai scarico, ma restando ucciso a sua volta da un colpo di pistola dello stesso. Testimonianze successive alla fine della guerra riferiscono che una squadra di militari italiani prigionieri che erano stati impiegati per il seppellimento dei caduti abbia trovato i due cadaveri sovrapposti in una sorta di mortale abbraccio.

Gli viene conferita Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria ed il suo nome viene dato ad una Nave Appoggio Arditi Incursori (Nave Cavezzale, 95mt e 2750t, varata nel 1942 dalla US Navy e trasferita alla MM nel 1957, viene assegnata al COMSUBIN e infine posta in disarmo nel 1992).

Della Batteria mista PL-127 di Merovigli si è parlato in occasione della rievocazione del suo Comandante Cap. Cacciatori.

Comandante Vittorio Meneghini
da Foligno gentile, il lungo assedio
di Lero è terminato.

La tua nave è nel fondo dell’Egeo.

Ovunque è la rovina. Ovunque grida
il valore disperato dei superstiti.

Tutte le batterie son senza vita.

...

Ma tu, con i tuoi fedeli marinai,
con le salvate armi muti il ciglio
di poca terra in prora ben munita
ed ancòra combatti. É qui la nave
perduta che si risorge per cantare
l’ultimo canto con i suoi cannoni.

Foligno (PG), 1900 – Leros, 1943

Cadetto all’Accademia Navale a Livorno nel 1916, viene nominato GM nel 1921. Dopo imbarchi su varie unità di superficie e su sottomarini, comandi di unità minori e impieghi a terra, nel 1940 è nominato con il grado di CF al comando del Smg posamine Foca e poco dopo del Smg posamine Pietro Micca (il più grande sommergibile italiano: 90mt) con il quale il 13 giugno posa uno sbarramento minato all’ingresso del porto di Alessandria sfuggendo ad accanita caccia antisom, azione per la quale viene decorato di MAVM. Viene successivamente nominato nel febbraio ’43 al comando del C/T Euro.

Dopo l’affondamento di questo il 1° ottobre, viene nominato Comandante del Distaccamento di Parteni e posto a capo del Comando di Zona del Settore Nord della difesa terrestre. A causa di interruzione nelle comunicazioni con il Comando Difesa, riceve conferma della resa solo il 17 novembre e la comunica ai diversi nuclei dipendenti. Viene fucilato poco dopo assieme al Cap. Fant. Eligio Radice nella vicina baia di Blefouti.

Nel dopoguerra gli viene conferita alla memoria Medaglia d’oro al Valor Militare.

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Il C/T Euro della classe Turbine, varato nel 1927, 94mt e 1210t, era armato con 4 pezzi da 102/45 e due mitragliere 40/39 per il tiro contraereo, 6 tubi lanciasiluri, tramogge per bombe di profondità e mine galleggianti. Sviluppava 36 nodi ed imbarcava 167 uomini di equipaggio e 12 ufficiali.  Allo scoppio della 2GM si trova di stanza a Tobruk dove viene gravemente colpito alla prora da aerosiluranti inglesi. Riparato a Taranto, esegue numerosissime missioni di scorta a convogli in Mediterraneo ed in Egeo subendo bombardamenti e siluramenti sia aerei che navali.

Al comando del CF Meneghini, viene assegnato alla 4° squadriglia C/T di stanza a Leros. L’8 settembre si trova a mare e viene richiamato a Leros dal CV Mascherpa.

Nella mattina del 26 settembre si trova ormeggiato alla banchina dell’arsenale di Sangiorgio quando si sviluppa il primo attacco in picchiata dei bombardieri tedeschi che affondano il C/T greco V.Olga e colpiscono il C/T inglese Intrepid (ambedue all’ormeggio in rada) e numeroso altro naviglio italiano. La vivace reazione antiaerea di bordo evita l’affondamento e nel pomeriggio, mentre l’Euro si appresta a lasciare la banchina, si sviluppa un secondo attacco aereo che affonda l’Intrepid e colpisce numerosi obbiettivi a terra.

Il 1° ottobre un nuovo bombardamento centra l’Euro all’ormeggio a Partheni e lo affonda causando la morte di 7 uomini dell’equipaggio ed il ferimento di molti altri e di tutti gli ufficiali.

Le mitragliere recuperate vengono utilizzate assieme all’equipaggio per formare nuclei di difesa terrestre nel Settore Nord.

         Dalla “Difesa” non discende

col tramonto del sole il tricolore!

 

Spento l'ultimo eroe morto, discendon l’ombre
su Lero. Dalle case sgretolate
le vecchie madri innalzano col pianto
le dolorose preci, e il greco canto
fa rivivere in duolo le remote
supplici scarmigliate sulle salme
dei loricati combattenti uccisi.

Difficile riportare cifre attendibili, nessuna fonte concordando con le altre (fatta eccezione per quelle che concordano solo perchè in tutta evidenza copiate l’una dall’altra). Per non parlare poi di testimonianze che citano cifre assolutamente inverosimili, e spesso senza alcun supporto documentativo a cui non potevano accedere date le posizioni subalterne in cui si trovavano.

Da stime più verosimili, tratte da documentazioni ufficiali, e al fine di dare una sommaria idea delle reali dimensioni delle forze in campo e delle perdite subite da ciascuno schieramento:

#  il presidio italiano all’8.9.1943 comprendeva un totale di 8319 uomini, dei quali: 6065 della Marina, 921 dell’Esercito e 501 dell’Aviazione, compresi gli operai civili militarizzati (697 all’Arsenale e 20 all’Idroscalo) e 254 Ufficiali [fonte: A. Levi];

#  il contingente inglese inizia a sbarcare il 16.9 con pochi uomini; seguono 400 fanti il 17.9; il 20.9 arriva un convoglio con 600 fanti ed il Gen. Brittorius [fonte: A. Levi]; al 10.11 sono presenti 3449 miltari del: 2° btg Irish Fusiliers, 4° btg Buffs, 1° btg King’s Own, una cpg del rgm West Kent, un distaccamento del LRDG [fonte: T. Rogers].

#  le forze di attacco tedesche comprendevano: 2 btg di fanteria, 1 btg di assalto della Luftwaffe, 1 btg dei Granatieri, 1 btg paracadutisti, 1 cpg incursori e 1 cpg paracadutisti del rgm Bandenburger, 1 cpg genieri, con un contingente di 2730 uomini [fonte: F. Mattesini]; gli effettivi impiegati in combattimento furono 1724 [fonte tedesca citata da A. Levi];

#  le artiglierie navali e contraeree ancora in efficienza (sia pure spesso relativa) alla vigilia dello sbarco tedesco al 12.11 erano di 42 cannoni per la difesa navale e di 28 per quella antiaerea su un totale di 102 pezzi disponibili all’8.9; mancano dati sullo stato di efficienza delle postazioni di mitragliere, sia nei Nuclei autonomi, sia di difesa ravvicinata nelle batterie (in totale: 49 pezzi di tutti i calibri) [fonte: A. Levi]; 
#  la difesa territoriale italiana (suddivisa in tre settori: nord con 100 uomini; centro con 400 uomini; sud con 300 uomini) era composta da plotoni delle tre armi con un ufficiale al comando, dislocati in tutti i punti chiave ed affiancati da un battaglione mobile di truppe inglesi per ogni settore (in totale circa 1500 uomini). Ogni batteria aveva un plotone di presidio a difesa del caposaldo [fonte: A. Levi]; 
#  le forze da sbarco tedesche disponevano di 25 mezzi da sbarco; la scorta di 2 cacciatorpediniere, 2 torpediniere, 4 cacciasommergibili, 5 dragamine, 2 motosiluranti, 1 sommergibile; e la copertura di 300 aerei (da trasporto, bombardieri d’alta quota, bombardieri in picchiata, caccia, ricognitori, idrovolanti) [fonte: F. Mattesini];

#  se si esclude  una prima modesta azione aerea di bombardamento contro la PL-281/Diapori e relativa reazione antiaerea il 13.9, l’assedio aereo con bombardamenti sistematici degli obbiettivi tattici (naviglio, istallazioni militari, batterie navali e contraeree, arsenale, idroscalo, depositi e sedi Comando) scatta il 26 settembre con 1-2 fino a 10-11 incursioni al giorno con la partecipazione di 5-6 fino a 79-80 aerei [fonte: A. Levi], e si protrae quotidianamente (salvo la pausa 1-6.11) fino allo sbarco il 12 novembre, quando (oltre agli aviosbarchi) durante la Battaglia la copertura aerea fu ininterrotta con azioni di bombardamento e mitragliamento in appoggio alle truppe; dal 15.9 al 17.11 la Luftwaffe perse in Egeo 166 apparecchi [fonte: L.Alberghini]; viene stimato in 150.000 colpi il tiro delle artiglierie dal 26.9 al 16.11;

#  i caduti italiani sono variamente stimati: 87 morti e 164 dispersi durante la Battaglia [fonte: F. Mattesini], a cui vanno aggiunti i 12 ufficiali fucilati dopo la resa; nel registro del Cimitero di Temenia sono riportate 198 salme inumate (di cui 125 ignoti) dall’8.9 al 17.11; in tale intervallo, l’elenco nominativo di p.Fino ne riporta solo 59;

#  le forze tedesche registrarono 246 caduti e 162 dispersi [fonte: P. Schenk]

#  le truppe inglesi ebbero 357 caduti e 157 dispersi in mare in rotta per Leros; circa 3200 furono fatti prigionieri [fonte: P. Schenk]; presso il Cimitero inglese di Alinda sono tumulate le salme di 183 caduti, dei quali 58 ignoti;

# 60 cannoni degli originali 102 furono rimessi in funzione e 10 batterie avevano ripresero servizio già a luglio 1944 costituendo la Marine Artillerie Abteilung 624 [fonte: P. Schenk] fino alla resa del Gen. Wagener a Simi il 8.5.45 (vedi: affreschi della PL-388/Diapori e della PL-906/Mouplogourna; stemmi della PL-306/Vigla; iscrizione negli alloggiamenti della Batteria Lago);

#  prima del passaggio di consegne del Dodecaneso dall’amministrazione militare inglese a quella greca il 15.9.47, le postazioni di artiglieria e le istallazioni militari (Arsenale, Idroscalo, Base navale, Distaccamento di Partheni), furono smantellate; i pezzi di artiglieria e le centrali di tiro rimossi; gli osservatori di Patella e Merovigli e le riservette interrate del munizionamento di primo impego di tutti i pezzi di artiglieria, furono dinamitati, in ottemperanza alla demilitarizzazione dell’arcipelago ed in vista della del trattato di Parigi e del passaggio alla sovranità greca.

L'Ammiraglio in catene.
grida al Mondo e alla Storia:

«Queste son le Termopili d'Italia!»

Genova, 1893 – Parma, 1944

Cadetto all'Accademia Navale di Livorno nel 1911, viene nominato GM e nel 1916 STV. Partecipa alla 1GM come pilota di idrovolanti e, con il grado di TV, come Ufficiale di rotta sull'incrociatore  San Giorgio meritando a Durazzo la MAVM. Nominato CC nel 1926, è al comando del Battaglione "San Marco" e successivamente come CF ricopre vari incarichi a terra. Nell'aprile 1942 viene nominato CV e assume la carica di Comandante della base navale di Leros e delle isole dipendenti.

Alla notizia della firma dell’armistizio, spinto da elevato senso di disciplina militare, non esita ad uniformarsi alle superiori disposizioni e mantiene fermamente unita e compatta la Piazzaforte nel momento del comprensibile vacillamento dovuto al repentino capovolgimento del fronte, impedendo lo sbandamento delle unità al suo comando.

Alla caduta di Rodi l’11.9, assume il comando di Mariegeo ed il 20.9 assume le funzioni del grado superiore, confermate in pari data da Supermarina che lo nomina Contrammiraglio, e del comando delle FFAA del Dodecaneso (nelle isole non ancora occupate dai tedeschi).

Strenuo difensore della sovranità italiana dell’isola, riuscì, grazie alle favorevoli circostanze militari, ad evitare la clausola più dolorosa dell’armistizio: la consegna della flotta, richiamando a Leros e successivamente mantenendo ai suoi ordini con il consenso inglese le unità presenti in Egeo sfuggite alle requisizioni tedesche a Creta ed al Pireo.

L’intransigenza nell’affernazione della sovranità territoriale, sia pure accettando il subordine nelle operazioni militari ma mantenendo intatto il comando assoluto delle truppe italiane e la giurisdizione sulla popolazione civile, nonchè il rifiuto categorico del concetto di “occupazione” da parte delle truppe inglesi, furono motivo di attriti con gli Alleati, talvolta anche vivaci, sia a livello del Comando locale sia di quello del Medio Oriente al Cairo. Alla vigilia dello sbarco tedesco, in coincidenza non casuale con la sostituzione del Gen. Brittorius con il Gen. Tilney al comando della guarnigione inglese, il Gen. Ambrosio, a capo del Comando Supremo, in supina obbedienza ad arroganti disposizioni trasmesse il 1° novembre dal Comando del Medio Oriente, richiede il 2.11 allo SMM la rimozione dell’incarico e la sostituzione di Mascherpa, inviandogli il 10.11 un cifrato ad personam con la secca comunicazione che viene ribadita il 12.11 dall’Amm. De Curten da Maristat. A causa dello sbarco nemico in corso, ovviamente il dispaccio rimase ignorato.

Dopo la resa, viene fatto prigioniero, evacuato ad Atene assieme a 150 ufficiali ed internato in un campo IMI in Germania. Viene consegnato alle autorità della RSI per essere processato per alto tradimento il 22.5.44 a Parma. Riconosciuto colpevole dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato, venne fucilato il 24.5.44. Nel dopoguerra gli viene concessa la MOVM alla memoria.

Documentazione iconografica
il.poema.di.lero_prosklisi

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[Photo courtesy of Markos Spanos]

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