IL CIMITERO DI PORTOLAGO
Un prezioso documento di una certa rilevanza storica e di grande impatto emotivo per coloro che si interessano alla cronaca degli eventi storici legati alla presenza dell’Italia nel Dodecaneso e della Battaglia di Leros che ne ha segnato l’epilogo nell’isola, ci è stato di recente affidato in custodia da un socio, allo specifico scopo di tramandarlo a futura memoria.
Lo mettiamo a disposizione in questa sede, scannerizzato in alta definizione, sia dei ricercatori che si interessano agli eventi storici dell’isola, sia dei familiari: di civili che nell’isola hanno trascorso l’ultimo periodo di vita; e di militari che la loro vita hanno immolato nel segno di un ideale di Patria, tanto più sentito l’uno quanto più lontana l’altra.
Popi [Calliope] Gargiulo, classe 1933 (92 anni molto ben portati), di padre italiano (originario dei dintorni di Napoli ed emigrato a Rodi) e di madre greca (originaria di Scalanova [Kuşadası], esule a Rodi dall’Asia Minore), ha ritrovato casualmente, nel corso dello sgombero di un ripostiglio, alcune vecchie carte che erano state accuratamente conservate dal padre.
Il padre Francesco Gargiulo (1899-1991), che a Portolago gestiva una rivendita di vini e liquori, essendo rimasto nel dopoguerra l’unico italiano residente a Leros, si era fatto carico di prendrsi cura del cimitero cattolico che ospitava le tombe di civili e militari italiani (di questi ultimi, fino al rimpatrio delle salme in Italia).
Si tratta dell’elenco nominativo e della pianta della sistemazione topografica, relativi alle salme di civili e di militari inumati nel cimitero cattolico di Portolago in contrada Temenia, prima che i resti venissero riesumati e traslati nel 1954 presso il Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari.
Il documento consiste in una serie di 9 fogli di dimensioni A4, ingialliti dal tempo e notevolmente danneggiati ai margini e soprattutto nella parte inferiore, che presenta in tutte le pagine ed allo stesso punto una lesione di cm 4×6 circa che sembra ascrivibile ad opera di roditori. In quattro fogli è presente una grossolana riparazione della lesione realizzata utilizzando in tutta evidenza i ritagli di una busta da lettere. L’inchiostro per contro si è conservato perfettamente leggibile e generalmente senza alcuna sbavatura. Le annotazioni sembrano realizzate con penna stilografica e presentano una grafia ben leggibile ed uniforme, tracciata in maniera evidente dalla stessa mano.
I due fogli che riportano il diagramma della sistemazione topografica, redatti su carta leggermente più spessa delle rimanenti (120gr circa) e utilizzata solo sul recto, ricalcano lo schema generico della sistemazione originariamente prevista nei disegni progettuali del Petracco nel 1936. Alcune discrepanze possono invece osservarsi nei riguardi delle sistemazioni delle salme riportate in un’altra pianta di epoca posteriore (senza indicazione di data, ma presumibilmente dell’immediato dopoguerra) e conservata presso la sezione locale del ΓΑΚ (Archivo Generale di Stato). A differenza di quest’ultima, limitata alle salme inumate dei Caduti (vuoto il Campo n° 2 riservato ai civili e l’area lungo il muro di sinistra riservata ai bambini) e sufficientemente dettagliata, ma che riporta solo il numero d’ordine delle salme, il diagramma topografico ritrovato riporta, oltre al numero d’ordine, anche i dati anagrafici (nome, cognome) degli inumati.
I sette fogli sciolti (che certamente provengono tutti dallo stesso quaderno o registro), di carta molto più leggera dei due fogli precedentemente descritti (80gr circa) e utilizzati su ambedue facciate, presentano 30 righe e 6 colonne e sono numerati da 1 a 14. Portano l’intestazione: “Defunti del Cimitero di Lero” e recano l’elenco nominativo delle salme inumate. Le colonne recano in ciascun foglio, nel primo rigo in alto, le seguenti intestazioni: “N. d’ordine | Cognome Nome | Paternità | Luogo di nascita | Luogo e data di morte”. L’elenco nominativo è suddiviso nei sei settori (da “Campo 1” fino a “Campo 6”) in accordo con il progetto originale, e già indicati nello schema topografico dell’Archivio Storico locale. Il Campo 2 riporta tra parentesi l’indicazione: “borghesi”. Seguono i settori identificati come: “Stradone centrale / a sinistra di chi entra al Cimitero”; “Parte a destra di chi entra al Cimitero”; “A destra della Cappella lungo il muro”; “A sinistra di chi entra al Cimitero lungo il muro dopo la camera mortuaria”; “Bambini / a Sinistra di chi guarda la cappella”.
Una ipotesi di datazione del documento potrebbe essere compresa tra il 1945 ed il 1954, basandosi sulle date di costituzione del cimitero militare inglese di Alinda (traslazione delle salme dei militari di UK e Commonwealth caduti a Leros dalle tumulazioni provvisorie sul luogo di combattimento e da “altri cimiteri” tra il 6 ed il 29 novembre 1945) e la traslazione delle salme dei caduti italiani presso il Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari avvenuta nel 1954.
Nel registro non risultano infatti i nomi del Lieutenant (= STV) Richard W. V. Hamilton ed il suo equipaggio, che V. Spigai riporta essere stati tumulati con gli onori militari a Temenia il 27.11.1940, e le cui salme riposano oggi nel cimitero inglese di Alinda.
Compaiono invece i nomi dei caduti della Battaglia di Leros e di altri militari sino al 19.7.1945 (ultimo inumato: Bonora Giuseppe), il che attesta che il documento è stato redatto anteriormente al 1954.
L’assenza di qualche nome tra le salme identificate potrebbe essere dovuta a traslazione in Italia dei resti, come pare sia stato il caso del S.Ten. Pizzigoni (traslato ed inumato a Credaro nella tomba di famiglia), in data antecedente la compilazione del registro; mentre per le salme tumulate altrove (come nel caso di S.Felice Circeo per il Cap. Dante Calisi) dopo la traslazione a Bari, il nome compare sia negli elenchi di p. Fino che nel registro.
link fullscreen
https://issuu.com/aial.leros/docs/cimitero_di_portolago
Scannerizzazione del documento in alta definizione e di tavole del ΓΑΚ di Leros inerenti il Cimitero.
Numerosi sono gli spunti di ricerca che il ritrovamento offre al ricercatore ed all’appassionato di storia dell’isola.
In primis, il confronto con i vari elenchi di caduti nel periodo bellico, a partire da quello riportato dal cappellano militare di Rodi p. Edoardo Fino in calce al suo volume “La tragedia di Rodi e dell’Egeo” – Roma, 1957 riportato anche nella Bibliografia Online.
Di tali elenchi, che sembrano provenire dalla stessa fonte, ne abbiamo trovati in rete altri due, dei quali il primo anonimo in formato PDF e intitolato “Militari deceduti nell’isola di Leros (1940-1945)”.
Ed un secondo nel sito dello storico L. Alberghini Maltoni che contiene un refuso con la ripetizione dei primi 40 nomi in elenco.
I limiti temporali delle registrazioni (comprese tra il 2.10.39 di Triveri Giuseppe ed il 19.07.1945 di Bonora Giuseppe) che non coincidono con l’effettivo periodo bellico sono comuni ai tre elenchi; come anche l’ordine alfabetico, i dati anagrafici riportati ed il numero della cassetta ossario al rimpatrio. Queste concordanze depongono per una fonte comune, anche se non ci risulta essere attualmente presente in rete presso i siti ufficiali un elenco dei militari traslati a Bari e riuniti per provenienza di inumazione originaria.
(courtesy of: Gianmario Bescapé)
La presenza di 9 militari inumati, deceduti prima del 10.6.1940 (dichiarazione di guerra dell’Italia) e dopo il 8.5.1945 (resa a Simi del Gen. Wagener) attesta come di militari deceduti a Leros si tratti, incidenti e malattie comprese, e non solo di caduti per cause belliche.
Nonostante l’apparente fonte comune ai tre elenchi, l'affidabilità resta discutibile: numerose sono infatti le omissioni in un confronto tra i tre elenchi disponibili: 4 nomi mancano nell’elenco di p. Fino e sono presenti negli altri due elenchi; per converso, 6 nomi presenti nell’elenco di p. Fino non sono presenti nel sito di Alberghini e altri 2 ancora mancano anche nel PDF; 5 nomi sono poi presenti sia nel sito di Alberghini che nell’elenco di p. Fino, ma non nel PDF...
Difficile (ma non impossibile: una sfida per qualche volenteroso...) è poi il confronto tra questi elenchi ed il registro ritrovato a causa della classificazione topografica di quest’ultimo che contrasta con l’ordine alfabetico degli elenchi suddetti. In linea di principio, il registro dovrebbe essere la fonte più affidabile, anche se va considerata la decifrazione (la calligrafia è generalmente piuttosto accurata) e qualche inevitabile svista. Se ne riporta qui un esempio.
p. Fino:
..........registro, elenco nominativo:
..........registro, sistemazione topografica:![]()
D’altronde, qualsiasi documento, anche se paludato da una sorta di infallibilità che associamo ormai all’informatica, e per estensione a tutto quello che si presenta in veste informatica, ha sempre alla base l’origine umana (e quindi per definizione “fallibile”) di chi ha inserito il dato nel sistema.
Basti pensare poi come, al di là dell’inserimento nel sistema, anche i dati relativi ai Caduti disponibili in rete, anche se estremamente ufficiali, anche se ormai tutti informatizzati, provengono sempre in ultima istanza da una originale annotazione cartacea compilata a mano (o nel migliore dei casi, per quelli più recenti, prodotta in dattilografia). E che da sempre anche l’annotazione o la trascrizione di un dato identificativo fondamentale come il cognome è soggetto tradizionalmente ad errori e storpiature, d’altronde alla base delle varianti di cognomi diffusi a livello nazionale.
Ma non solo il cognome è un dato “fallibile”: anche la data di morte è talvolta erroneamente registrata, come nel caso del Ten. Caratozzolo che riportiamo in esempio:
p. Fino:
..........elenco in PDF:
..........registro, elenco nominativo:![]()
Ovviamente, sembra più attendibile la data del registro, piuttosto che quella dei due elenchi, anteriore all’otto settembre...
E neanche le poche lapidi sopravvissute all’incuria, il degrado ed il vandalismo, si salvano dagli errori: messe in opera tra la fine della guerra e la traslazione delle salme a Bari, sono state recuperate in sparuto numero e spesso spezzate, ed oggi esposte presso il Pirgo Belleni di Alinda ed i musei privati di T.Kanaris e Deposito di Guerra di Y.Paraponiaris.
È il caso del marò Serreri Peppino di Terranuova (poi Olbia dal 1936, e all’epoca provincia di Sassari) la cui lapide inverte due numeri e riporta erroneamente il decesso in un impossibile 10.13.1943, e di cui viene storpiato il cognome in uno degli elenchi in rete:
p. Fino:
..........registro, elenco nominativo:
..........elenco in PDF:![]()
lapide, museo Deposito di guerra:
Sia il registro ritrovato che le poche lapidi sottratte all’oblio ravvivano emotivamente gli scarni dati storici relativi alla guarnigione di stanza a Leros. Fra le lapidi sopravvissute e fra le righe del registro, ritroviamo ad esempio le vittime di un violento bombardamento inglese dell’Idroscalo, che una famosa “leggenda metropolitana”, riportata anche da autorevoli fonti, attribuisce al mitico Hamilton.
In realtà, secondo le fonti inglesi, i tre attacchi aerei, riportati con il suo consueto vivido stile da V. Spigai, sembra siano stati operazioni collaterali alla scorta di convogli da parte degli Swordfish delle portaerei Illustrius e Eagle.
È altamente improbabile che il povero Hamilton abbia mai messo piede a Leros, e la “leggenda metropolitana” costruita a posteriori e riportata da V. Spigai, oltre che inverosimile e tecnicamente assurda, è confutata da un rapporto dei servizi segreti dell’Ammiragliato ben altrimenti valutabile. Al massimo, si potrebbe ipotizzare che Hamilton fosse a capo della squadriglia di Swortfish che attaccò la piazzaforte di Leros il 26.11.40, ed in tale veste avesse preso visione del rapporto qui riportato (e recentemente inserito nella Bibliografia Online). Ma è più probabile che di tali rapporti, normalmente riservati alle alte gerarchie, ne avesse avuto al massimo indiretta conoscenza attraverso le istruzioni del comandante del 819 Squadron imbarcato sulla Illustrious, Lieutenant Commander J.W.Hale (cfr: lista distribuzione).
Restano invece validissime le preoccupazioni generali espresse dal C.te Spigai in tema di sicurezza, riservatezza e segretezza della Piazzaforte, come evincibile dalle note in merito all’avanzamento lavori di un bacino di carenaggio (sic) ed al bacino galleggiante riportate alle pagg 6 – 7 del citato rapporto. Se da un lato è evidente l’aleatorietà delle informazioni (che sembrano poco attendibili), dall’altro è altrettanto evidente l’esistenza di una rete di spionaggio a Leros, come da sempre è stato in ogni base militare (vedasi la base segreta italiana del P.fo Olterra ad Algeciras). E a Leros allo scoppio della guerra vengono stimati 12.000 italiani, tra militari e civili, e 6.000 dodecanesini: un agente da reclutare evidentemente era stato trovato...
Tra i numerosi spunti di ricerca stimolati dal documento, ne segnaliamo infine uno molto recente in occasione della visita della Superiora e della Vicaria della congregazione delle suore Apostole del Sacro Cuore, già Missionarie Zelatrici che a Leros si occupavano di didattica (Asilo e Scuola elementare di Portolago) e di assistenza sanitaria (Infermeria Autonoma R.Marina).
Nel ripercorrere i luoghi dove una decina di suore operarono a Leros nell’anteguerra, il registro del cimitero, che riporta l’inumazione di “Suor Irene Oddi, fu Giacinto, di Paliare (sic) del Tronto, morta a Leros il 27.2.1944” nella tomba n°1 del Campo 2 (Borghesi), è stato lo spunto per cercarne eventuali tracce ancora identificabili in quello che oggi possiamo definire il “settore storico” del cimitero e che purtroppo giace in deplorevole stato di abbandono.
Sulla scorta delle due pagine che riportano la sistemazione topografica originale delle inumazioni, abbiamo identificato il posto ritrovando pressocchè intatta la lapide posta immediatamente a ridosso di una più recente cappella gentilizia che la nasconde parzialmente alla vista.
Suor Irene Oddi (al secolo: Cesarina), nasce a Pagliare del Tronto (Ascoli Piceno) il 9.1.1918, entra nel Noviziato nel 1938 e prende i voti nel 1941 venendo assegnata in missione a Portolago di Leros. Qui svolge opera di assistenza presso l’ospedale della R.Marina fino alla morte per endocardite tre anni dopo all’età di 26 anni.










