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Il 48° DISFF on the road a Leros

Edizione “on the road” del 48° Drama International Short Film Festival





Con l’intento di promuovere e diffondere le opere di giovani registi, da trent’anni il Festival internazionale del cortometraggio di Drama propone i film premiati nel festival. La circuitazione dei corti premiati ha interessato: Olanda, Germania, Egitto, Cipro, Serbia, Italia ed oltre 60 città della Grecia, in un “lungo” viaggio con bagaglio “corto”…
Tra le pellicole presentate a Drama nel settembre 2025, sono stati selezionati i quattro corti più premiati che vengono proposti a Leros nel contesto dell’iniziativa #LerosMoonlightCinema# giunta quest’anno alla settima edizione.

Il 48° DISFF inaugura le serate di “cortometraggi al chiaro di luna” presso la terrazza adiacente la sede del Centro Culturale Artemis a Platanos, sabato 4 luglio 2026 alle 21:00.
I film sono in lingua originale sottotitolati in inglese.

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[spot ufficiale del festival]

400 Κασσέτες | 400 Tapes, Θέλγια Πετράκη: Fiction – Greece, Germany, 2024 – 14’ | lang=GR / subt=EN
[Awards (International Competition): Best Southeast European Film]

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Nell’ultima lezione dell’anno scolastico, l’insegnante parla di astronomia come di una archeologia cosmica. Nel cortile, i ragazzi giocano lanciandosi addosso bombe d’acqua. Sull’autobus, Ellie affascinerà Faye “rubandole l’anima”  e Faye regalerà a Ellie per il suo compleanno una cassetta rara. Quando calerà l’oscurità e il cielo si riempirà di stelle, una musica del passato ricorderà alle ragazze che nulla dura davvero per sempre.

Il brano "Youth" degli Alive She Died (una band ‘new wave’ post-punk di Atene che ha avuto un certo successo in Grecia agli inizi degli anni ’80 e che autopubblicarono nel 1985 una cassetta in 400 copie soltanto - da cui il titolo del cortometraggio - con la compilation “VivaVoce” che include il brano) riveste un ruolo fondamentale nel film.

“Il brano si adatta perfettamente a simboleggiare quell’epoca e rappresenta lo stato adolescenziale (anche nel titolo), pieno di ritmo, amore, entusiasmo per il futuro sconosciuto, e una dolce tristezza, come una nostalgia per qualcosa che non avevamo ancora sperimentato, per qualcosa che stava per accadere.”

Anche se il film vuole evocare un vago passato, da qualche parte tra gli anni ’80 e ’90, come suggerito dal brano musicale, in realtà ci troviamo essenzialmente in un universo senza tempo, con il presente, il futuro e il passato che si intrecciano: in questo universo il tempo non è completamente lineare.

Riallaciandosi alla lezione di astronomia, la battura "il presente è un passato che abbiamo già elaborato" è significativa: il film intende trasmettere la sensazione del ricordo amaro di una perdita che ora si addolcisce e non ci ferisce più.

Noi, Neritan Zinxhiria: Fiction – Greece, 2025 – 15’ | lang=NOdialog
[Awards: Best Film (Golden Dionysus)]

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Uno splendido stallone e un ragazzo chiamato dagli eventi ad affrontare un percorso di maturazione precoce sono gli assoluti protagonisti. La perdita ingiusta sussurra vendetta: a quale temperatura bolle il sangue sulla neve? Il prezzo del perdono e dell’accettazione presuppone una strenua lotta con se stessi. Quando il fratello maggiore viene ucciso dal suo amato cavallo, il più giovane deve decidere – attraverso incubi e visioni – se uccidere l’animale o perdonarlo.

Sullo sfondo di un grandioso paesaggio silenzioso e ghiacciato, il film dispiega una parabola sulla violenza, la memoria e l'addomesticamento degli istinti che passa attraverso la tradizione orale in modo archetipo.

A cavallo tra la narrativa ed il documentario, il film è ambientato in Metsovo (regione montuosa dell’Epiro settentrionale), in un villaggio valacco (minoranza di lingua arumena, di ceppo neolatino, sparsa tra Grecia, Albania, Macedonia e Bulgaria), da cui il titolo che fa riferimento in arumeno all’etnia stessa.

L’attuale tendenza alla feticizzazione della tradizione porta a estetizzare la ricchezza del folklore per renderla attraente con belle immagini. Il giovane regista albanese dichiara invece di tendere a lasciare un segno interpretando le questioni di identità che si trovano negli elementi del folklore invece di comprimere la tradizione per riproporla in modo pop. Cerco così di esplorare il mondo crudo degli istinti attraverso il sistema di valori di un ragazzo di quattordici anni, e di proporre il ruolo della Sposa del Fratello come una figura che funziona in modo trascendente durante tutto il film e unifica i tasselli che lo attraversano.

Or How to disappear, Γιώργος Αγγελόπουλος: Fiction/Experimental, Greece – 2025, 23’ | lang=GR / subt=EN
[Awards (National Student Competition): Best Film; Best Male Protagonist]

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6 ottobre. È il suo compleanno. Oggi canterà. I pezzi del suo io frammentato lottano per costruire la canzone, i frammenti della sua canzone cercano di ricostruire il suo io frammentato…
Un film che non cerca di piacere, ma di esistere. Un’opera profondamente fisica, un’esperienza elettrizzante che trafigge lo spettatore con la stessa intensità con cui soffre il suo protagonista.

Il film osa guardare in faccia il dolore, il deterioramento, la perdita di sé; e lo fa non attraverso il realismo psicologico, ma attraverso uno sguardo visivo, anarchico, interiore, in cui mezzi eterogenei si uniscono in una narrazione esplosiva e istintiva.

Un film complesso nelle sue idee, sorprendentemente acuto nelle sue associazioni, che introduce un nuovo mondo sperimentale, introduce un diverso modo di parlare delle emozioni.

Λουδίας | Ludyas, Άκης Πολύζος: Fiction – Greece, 2025 – 30’ | lang=GR / subt=EN
[Awards: Best Original Music]

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Ai primi degli anni ’90, nella taverna sulle rive del placido Loudìas (Macedonia occidentale), la routine agreste e l’immaginario tendente alla fantasticheria di un ragazzo solitario vengono turbate dalla comparsa di un predatore sulla cui identità si scatenano le ipotesi della comunità, alimentate da mitologia e racconti di caccia.  

Un’opera autobiografica che ha come scenario geografico e temporale i reali ricordi d’infanzia dell’autore, una sorta di fiaba nata dall’immaginazione infantile e dall’innocenza dello sguardo di un bambino di campagna, influenzato dalle storie ascoltate ai tavoli della taverna o alla televisione.

Il co-protagonista del ragazzino è la lince, il “sarı küçük” nella denominazione della regione (di origine turca: “il piccolo fulvo”), la lonza dantesca incontrata nella selva oscura (leggera e presta molto / che di pel macolato era coverta). Oggetto di una narrazione spesso improntata alla favolistica (il leggendario passo silenzioso e le abitudini sfuggenti che le conferiscono aura di invisibilità; la supposta acutezza visiva, associata alla luminosità degli occhi quando illuminati) fin dal V. secolo a.c, ha sempre avuto fama di animale mitico, e accusato di stragi di bestiame tra gli allevatori (al pari di volpi, lupi e orsi).

Agli occhi del ragazzino, la lince diventa quasi una tigre, e la fiaba di un attimo di amicizia con il mito illumina il film di un lampo di fantasia nel buio di un piccolo bosco lungo un modesto fiumiciattolo ai margini di una cittadina di provincia che nel ricordo del regista rivive come episodio epico immortalato nell’animale impagliato che troneggia nella taverna e nei racconti dei cacciatori.

A Leros: 4.7.2026

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PIEGHEVOLE  distribuito al pubblico

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